Delaware è un paradiso del fisco

I paradisi fiscali continuano a far discutere aspramente l’opinione pubblica, soprattutto in un Paese come il nostro ove la pressione fiscale è elevatissima e molte aziende sono quindi alla perenne ricerca di porti più accoglienti.

Un paradiso fiscale inaspettato

Se un tempo i paradisi fiscali venivano solitamente identificati con località sperdute, magari nel bel mezzo dei Caraibi, oggi la situazione è radicalmente cambiata. Lo dimostra il paradiso fiscale Delaware, ovvero uno degli Stati più piccoli degli USA, ormai da anni diventato meta di una miriade di società intenzionate ad approfittare di un regime fiscale estremamente favorevole. Basti pensare al riguardo, che poco meno dei due terzi delle 500 aziende più ricche indicate nella classifica stilata da Fortune, ha deciso di approfittare delle opportunità offerte dal Delaware.

A proposito del Delaware

Per capire meglio il paradiso fiscale Delaware, è però necessario sciorinare alcune cifre. Abitato da poco meno di 900mila persone racchiuse in appena 154 chilometri quadrati, lo stato vede la presenza del 50% delle aziende statunitensi più grandi che, messe insieme, nel corso del 2015 sono riuscite a collezionare poco meno di mille miliardi di profitti e a capitalizzare oltre 17 trilioni di dollari in capitale azionario.
In totale sono poco meno di 290mila le imprese registrate a Wilmington, la capitale del Delaware, contro le 70mila persone che rappresentano l’intera popolazione della città.

I motivi della scelta

Qual’è il motivo della preferenza accordata al paradiso fiscale Delaware? Va infatti ricordato che negli Stati Uniti ci sono anche Nevada, Sud Dakota e Wyoming che possono vantare il completo azzeramento della tassazione. Il Delaware, dal canto suo, offre alle aziende che optino per la domiciliazione fiscale a Wilmington vantaggi come la mancanza di imposte sui guadagni derivanti dai cosiddetti “”asset intangibili””, ovvero i marchi, la proprietà intellettuale o i brevetti.
Si tratta quindi di un vero e proprio paradiso fiscale e come tale arreca non pochi danni alle stesse casse federali. Danni che nel corso di un decennio, l’ultimo, sono stati quantificati dal New York Times in poco meno di dieci miliardi di dollari. Un danno che potrebbe continuare ad allargarsi a dismisura, considerato come nel solo 2014 siano state più di 16mila le nuove imprese che hanno eletto il Delaware come domicilio fiscale.
A godere di questo traffico è del resto proprio la popolazione locale, per la maggior parte impiegata nelle attività che fanno da contorno alla registrazione di società che in seguito necessiteranno di servizi, in particolare finanziari. Anche in questo caso l’indotto generato può essere valutato per mezzo delle cifre: solo nel corso del 2014 gli introiti generati dal business delle registrazioni si è attestato a poco meno di 930 milioni di dollari. Soldi necessari per uno Stato così piccolo e spesso privo di altre fonti di sostentamento.