Costa Rica è un paradiso del fisco

Vediamo ora se la Costa Rica continua ad essere un paradiso fiscale oppure se vi sono degli aspetti che non gli permettono di essere definito come tale ancora ad oggi.

Le imprese e le tasse

Il primo aspetto che spesso viene analizzato quando si parla di Costa Rica riguarda quello relativo alle tasse che vengono applicate sulle imprese.
In primo luogo occorre parlare del fatto che il paradiso fiscale Costa Rica applica un’aliquota massima al venticinque percento sugli utili.
Questo scaglione, però, potrebbe essere assai inferiore a seconda del redditto che la stessa impresa produce annualmente, dettaglio che non deve essere sottovalutato.
Sarà dunque necessario riflette attentamente su questo particolare aspetto e bisogna aggiungere che se invece si viene assunti come dipendenti di un’impresa, le tasse che gravano sul lavoratore risultano essere pari al quindici percento.
Pertanto vi è una differenza che non deve essere sottovalutata che riguarda appunto questo paradiso fiscale.

I redditi prodotti fuori dalla Costa Rica

Ovviamente un imprenditore che decide di recarsi in Costa Rica per avviare la sua attività deve essere al corrente del fatto che, se la sua azienda opera fuori da questo territorio, le tasse non verranno applicate sull’utile ottenuto da parte dello Stato.
Il paradiso fiscale Costa Rica si contraddistingue per questo particolare tipo di aspetto che riesce a contraddistinguere questo particolare luogo e pertanto si potrà essere in grado di ottenere un ottimo profitto se ci si trasferisce in Costa Rica ma la propria impresa opera fuori dai confini della stessa.
Si tratta dunque di una combinazione di elementi che riescono ad agevolare gli imprenditori che hanno intenzione di effettuare un investimento in questo particolare territorio, che consente quindi di far fronte con maggior efficacia alle diverse imposte.

La vita in Costa Rica

Altro aspetto che deve essere necessariamente analizzato riguarda il costo della vita in Costa Rica.
Questo paese è uno di quelli dove il prezzo della vita risulta essere abbastanza elevato ma solo per quanto riguarda i consumi stessi che vengono svolti da parte delle persone.
Bollette varie e altre imposte sono effettivamente basse rispetto a quelle che vengono proposte da altri Paesi stranieri e solo le merci che vengono importate nel Paese raggiungono un costo che risulta essere abbastanza elevato, frutto dell’aggiunta del tredici percento di aliquota sui diversi beni di questo tipo.
Il paradiso fiscale Costa Rica deve dunque essere analizzato con grande precisione sotto questo aspetto, dato che la pressione fiscale è presente ma meno possente rispetto a quella di altri paesi.

Il paradiso fiscale Singapore

Il paradiso fiscale di Singapore rappresenta una meta che permette soprattutto agli imprenditori di uscire dalla morsa talvolta troppo stretta della tassazione che viene effettuata in Itala.

Un paese in costante evoluzione

Singapore è un paese che, oltre essere un paradiso fiscale, è anche un luogo dove la legge viene attentamente rispettata da parte di coloro che vivono nel territorio nazionale stesso.
Questo paradiso fiscale Singapore consente quindi di avere uno stile di vita completamente differente rispetto a quello italiano dove molto spesso le complicazioni sotto il punto di vista fiscale, ma anche normativo, risultano essere dei veri e propri problemi complessi da affrontare.
Bisogna inoltre aggiungere il fatto che questo territorio cerca sempre di evolversi e stare al passo coi tempi in modo tale da prevenire una serie di complicazioni che potrebbero farlo uscire da questa categoria di luoghi.

Un primo aspetto importante del paradiso fiscale

Questo particolare paradiso fiscale si contraddistingue per diversi aspetti molto interessanti che non devono essere assolutamente sottovalutati.
In primo luogo bisogna parlare della tassazione sulla rendita personale, ovvero l’insieme delle ricchezze che vengono prodotte che non sono necessariamente tutte di tipo aziendale
Occorre sottolineare come questo particolare territorio, ovvero il paradiso fiscale Singapore, propone un imposta pari al venti percento sul redditto nel momento in cui questo supera i duecento mila euro.
Si tratta di meno della metà che viene proposta dal paese italiano dove la tassazione sulla rendita è pari al quarantasette percento.
Se la rendita invece non supera i tredici mila euro l’imposta è assente: tra le due fasce vi sono diverse tipologie di aliquote che sono comunque abbastanza basse e che vengono costantemente aggiornate per garantire un risultato finale ottimale a chi decide di vivere in questo particolare tipo di paese.

Altri dettagli sul paradiso fiscale

Occorre parlare del fatto che chi si trasferisce in questo paese per motivi imprenditoriali potrà usufruire di una serie di agevolazioni che non devono essere per nessun motivo sottovalutate.
Occorre infatti sottolineare come il redditto aziendale non è tassato per i primi centomila dollari mentre i successivi trecento mila sono tassati all’8,5 percento.
I successivi tipi di entrate che vengono prodotte sul paradiso fiscale Singapore permettono ad un imprenditore di evitare di pagare grandi tassazioni.
Occorre invece sottolineare come l’aliquota, fino a questo momento, è stabilita al diciassette percento.
Questi sono tutti i tratti che contraddistinguono questo paradiso fiscale, considerato come uno dei migliori in assoluto presente nella lista bianca.

Quali sono i nuovi paradisi fiscali nel mondo?

Comprendere il sistema economico e quello dei paradisi fiscali, è un elemento fondamentale in una società capitalistica come quella odierna. Di seguito esponiamo alcune linee guida.

I paradisi fiscali

Con il termine paradiso fiscale si fa riferimento a un paese che garantisce, una bassa o nulla imposta sul prodotto economico di una azienda o di una persona fisica e il relativo segreto bancario, sui movimenti e le operazioni effettuate. Spesso il termine viene associato erroneamente anche a quello di evasione fiscale. In un mondo globalizzato come l’odierno, tali paesi, appaiono come buchi neri all’interno di un sistema capitalistico, dato che come il nettare di un fiore, i nuovi paradisi fiscali nel mondo attirano i capitalisti o le persone fisiche che per motivi economici o personali decidono di rifugiarsi da tasse dalle impista sul reddito e dal fisco.
Per cercare di limitare l’operatività di questi stati , sono stati creati tutta una serie di accordi tra i paesi che fino ad adesso erano considerati “paradisi fiscali” e l’Italia. Si fa un semplice esempio in Europa, nei quali ancora esistono paradisi come il Principato di Monaco, la Svizzera, San Marino il Liechtenstein, fino ad arrivare ad Hong Kong Singapore, Dubai. Ora in questi paesi, portare i propri capitali e così fuggire alla imposta del fisco, è diventato sempre più difficile. Precisiamo che non tutti nuovi paradisi fiscali nel mondo sono considerati in una black list dall’Ocse, ma solo alcuni, in cui l’imposta è nulla o inesistente ed è impossibile risalire alla contabilizzazione economica. Si parla quindi da un lato di voluntary disclouser , quindi di collaborazione volontaria, con l’Ocse, dall’altro l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha creato una black list di quei paesi che in nessun modo collaborano al fine di un controllo economico. Dato che la ricerca di luoghi dove non vi siano formi di tassazione è sempre maggiore, le società e le persone tendono a ricercare stati sempre più lontani dal controllo dei mercati comuni, anche in località di dubbia tutela politica e di valori democratici, ma che garantiscono una salvaguardia del credito.

I nuovi paradisi fiscali del mondo

Nascono quindi i nuovi paradisi fiscali nel mondo. Nel 2017 la Black List creata dall’Ocse, ha eliminato paesi come Svizzera, Lussemburgo, la stessa Dubai, dato agli accordi stipulati, ma è andata ad introdurre nuovi paesi in cui l’imposta è pari o quasi zero. Si annoverano nel 2017 tra i nuovi paradisi fiscali nel mondo addirittura gli Usa. Nel Delaware, persino a Woshington Dc e nel Nevada, chi apre una società è invisibile al fisco, dato che gli Usa si rifiutano di scambiare dati economici con l’Ocse.
Oltre a quelli comunemente conosciuti, come, L’isola di Mann, Jersey, Irlanda, Mauritus, Panama sono molti i nuovi paesi che offrono un imposta sul reddito pari a zero, o talmente bassa da essere insignificante.

Elenco dei nuovi paradisi del 2017

La Comunità Europea, in accordo con le agenzie delle singoli paesi membri ha delineneato nel 2017 una lista di nuovi paradisi fiscali nel mondo, inglobando stati che prevedono la creazione di società offshore o la tutela del segreto bancario con un regime di imposta basso. I principali oramai si concentrano nelle zone dell’Asia, dei Caraibi e di Panama: Bahams, Brunei, Gibuti, Grenada, Guatemala, Isole di Cook, isole Marshall, Oman, Polinesia Francese, Tonga, Tuvalu, Sait Vincent. L’elenco fa riferimento alla black list creata dall’Agenzia dell’Entrate Italiana, che di anno in anno viene rinnovata.

Conviene aprire un conto corrente in Svizzera?

Alla luce dei cambiamenti intercorsi all’interno del sistema bancario svizzero nell’ultimo anno, è ancora conveniente aprire un conto corrente in Svizzera? Nei prossimi paragrafi cercheremo di rispondere a questa domanda.

La Svizzera e la fine del segreto bancario

Fino a qualche anno fa, aprire un contro corrente in Svizzera era conveniente sotto diversi punti di vista. Il segreto bancario (abolito negli ultimi mesi del 2016) permetteva ai titolari di conti correnti un’elevatissimo standard di privacy per propri dati personali. Le banche svizzere non avevano alcun obbligo giuridico nel comunicare informazioni dei propri correntisti alle autorità giudiziarie straniere. Ad oggi, tutto è cambiato. Si sono, inoltre, inaspriti anche i controlli contro l’evasione fiscale nei confronti di tutti i risparmiatori che eludevano il fisco del proprio Paese di residenza, depositando i proprio capitali in conti svizzeri. Alla luce di tutto questo, conviene aprire un conto corrente in Svizzera? La risposta è si. Ogni banca svizzera è in grado di assicurare uno straordinario livello di sicurezza ai propri correntisti.

Conto corrente bancario svizzero: pro e contro

Prima dell’adesione della Svizzera agli accordi internazionali noti come voluntary disclosure la situazione era nettamente diversa. Tuttavia, tutti i cambiamenti intercorsi negli ultimi mesi non hanno scalfito il sistema bancario elvetico. Ad oggi, conviene aprire un conto corrente in Svizzera al pari di un anno fa. Al contrario di quanto accade in Paese come l’Italia, la banca svizzera è molto più presente ed attiva nelle relazioni con i propri correntisti.
Aprire un conto corrente svizzero, inoltre, non espone a nessun tipo di disguido con il Fisco italiano. Non essendo più considerato un paradiso fiscale, tutti i capitali versati in un conto svizzero da un cittadino italiano, dovranno essere dichiarati al Fisco del nostro Paese.

Il rispetto delle normative nel sistema bancario svizzero

Come è facilmente comprensibile da quanto enunciato fin’ora nei paragrafi precedenti, i vantaggi di aprire un conto corrente svizzero sono davvero tanti. Tuttavia, per evitare multe anche molto salate, è opportuno rispettare tutta la normativa e le direttive imposte da ogni singola banca in sede di apertura del conto.
Tra gli altri motivi per cui conviene aprire un conto corrente in Svizzera troviamo poi i costi ed i tassi d’interesse molto bassi previsti sulle commissioni bancarie. Tra gli svantaggi è doveroso citare l’impossibilità di aprire un conto corrente online (è obbligatorio recarsi presso una filiale fisica), sanzioni molto severe per chi cerca di eludere il sistema e sistema di controllo anti evasione molto complesso ed articolato.

Scegliere la specializzazione giusta per lavorare nella Finanza e Controllo di Gestione

 E’ un dato di fatto, che tra i ruoli di spicco che vanno a supporto di una direzione aziendale, il sistema di amministrazione finanza e controllo sia uno tra i più completi e rilevanti.

I requisiti richiesti per una azienda che voglia acquisire una posizione di successo e renderla duratura nel tempo, sono strettamente correlati alla qualità ed efficienza dell’organo di amministrazione finanza e controllo, in quanto le competenze sull’evoluzione delle tecniche di finanza e l’applicazione dei sistemi informativi, vanno a collocarsi nel campo delle conoscenze di questo organo di gestione interno all’azienda. Naturalmente il giovane neo-laureato che si accosta a questo settore in continua evoluzione, deve possedere una vocazione non indifferente e delle solide basi assorbite durante il corso di laurea. Molto spesso però la formazione universitaria è troppo teorica; un importante valore aggiunto alla spendibilità professionale di un giovane è la partecipazione ad un Master in Amministrazione, Finanza e Controllo di Gestione o più in generale dei Corsi in economia e finanza d’impresa.

La specializzazione gli permette di occuparsi bilanci, di curare la contabilità generale, di esaminare la gestione aziendale e di tenere in costante evoluzione i sistemi informativi che curano i reporting e le banche dati.

Master o corsi di specializzazione in area Amministrazione, Finanza e Controllo di Gestione, pertanto, formano delle figure complete che potrebbero rivestire ruoli professionali trasversali sia nelle Istituzioni finanziarie e Creditizie (tra cui le Banche), in veste di risk manager, credit analyst, equity analyst, ecc., che nell’ambito della funzione amministrativo-finanziaria in impresa sotto varie vesti: dall’assistente del risk manager o del responsabile della tesoreria al controller.

La specializzazione conseguita permette di governare i principali strumenti di gestione d’impresa, sia in chiave di analisi consuntiva (analisi dei bilanci, indici, flussi finanziari, ecc.), sia in vista delle decisioni strategiche da prendere nel futuro ‘a breve’ (processo di programmazione aziendale teso alla costruzione dei ‘budget’ e dei ‘reporting’ per il controllo) e nel ‘medio/lungo periodo’ (processo della pianificazione teso alla redazione di attendibili Business Plan). In entrambe le circostanze lo specializzato osserverà gli aspetti di gestione d’impresa nel duplice contesto ‘economico’ e ‘finanziario’, ed in particolare, per quanto attiene all’ultimo aspetto ‘finanziario’, potrà essere coinvolto in operazioni di treasury management, risk management, turnaround, analisi del fabbisogno e loro coperture, ecc.. Sarà capace di pianificare il sistema dei prestiti con gli Istituti finanziari (bancari e parabancari), di esaminare e integrare un livello di auto finanziamento,riuscirà ad analizzare e neutralizzare i rischi scaturiti dal cambio valuta e dalle oscillazioni di mercato. Inoltre saprà gestire i prodotti finanziari in modo da minimizzare il costo del denaro in prospettiva di guadagno sulla liquidità dell’azienda in cui opera. Il soggetto così formato,potrà avvicinarsi al mondo del lavoro con facilità e rivestirà ruoli sostanzialmente rilevanti e remunerativi.

Andando ad analizzare la figura che proviene da corsi economia e finanza o da un Master Amministrazione, Finanza e Controllo, si può genericamente tracciare l’obiettivo che perseguono, ovvero quello di formare delle professionalità che sappiano competere con fatti e problemi riguardanti l’economia e la finanza, cogliendo la complessità dei sistemi economici attuali, esaminando le diverse dimensioni della finanza reale e del ruolo che giocano in questo contesto le Istituzioni.