Come aprire una società a Panama

Aprire una società off shore a Panama risulta essere un’operazione finanziaria particolarmente interessante. Ma perchè Panama è così vantaggiosa?

Panama: ecco cosa c’è da sapere

Nell’ultimo periodo, si è sentito moltissimo parlare di paradisi fiscali. Scandali a parte, quando si fa riferimento ai cosiddetti paradisi fiscali si parla di aree del mondo in cui si ha la possibilità di portare il proprio denaro e/o fare business beneficiando di agevolazioni fiscali a dir poco interessanti. Tra queste aree c’è anche Panama. Ma come fare per aprire una società off shore a Panama? Prima di scendere più nel dettaglio e di capire come aprire una società off shore a Panama è bene tenere conto del fatto che questo Paese è così vantaggioso perché ha adottato un meccanismo fiscale oltre che legislativo a dir poco flessibile soprattutto per quanto riguarda gli investitori stranieri. Senza alcun dubbio, si tratta di un vantaggio decisamente notevole capace di attirare investimenti da ogni parte del mondo. I vantaggi di investire o fare business a Panama sono moltissimi. Basti pensare, ad esempio, che i tempi necessari per aprire una società off shore sono decisamente molto rapidi, che ogni genere di azione può essere nominale e che si ha la possibilità di godere della massima flessibilità sotto il profilo societario.

Come aprire una società off shore

Una cosa è certa: chi ha deciso di investire a Panama ha molto denaro da mettere al riparo e, per tale ragione, conosce bene i vari sistemi fiscali internazionali. Al netto di ciò, è utile precisare che la cosa migliore da fare quando si ha intenzione di aprire una società off shore a Panama è quella di rivolgersi ad esperti del settore in grado di seguire passo dopo passo l’operazione in ogni dettaglio. Solo in questo modo, infatti, si avrà la possibilità di evitare di compiere errori dio natura esclusivamente formale. Attenzione, però: quando si decide di mettersi nelle mani di questi professionisti, è bene precisare che si dovrà corrispondere loro una parcella che, alle volte, potrebbe essere a dir poco cospicua.

Gli scandali

Come accennato poco sopra, Panama è stata al centro di moltissimi scandali. La linea tra chi fa business in questo Paese e chi, invece, decide di sceglierlo per evadere le tasse è sottile. Per questo motivo, chi ha deciso di esportare il proprio business nel completo rispetto delle regole internazionali e aprire una società off shore a Panama non deve fare altro che affidarsi ad un professionista che conosce le normative e che procederà con la loro applicazione in maniera puntuale e scrupolosa. Solo in questo modo, si avrà la possibilità di beneficiare della fiscalità di Panama senza, però, andare contro ogni genere di regola fiscale del proprio Paese di provenienza.

Come aprire una società a Cipro

L’idea di aprire una società on shore a Cipro appare molto interessante agli occhi degli investitori. Ecco quali sono tutti i vantaggi.

Business a Cipro: cosa c’è da sapere

Pur non essendo più il paradiso fiscale universalmente riconosciuto prima dell’entrata nell’Unione europea, Cipro è ancora un paradiso fiscale molto interessante e destinazione ideale per numerosi investitori provenienti da ogni angolo del mondo. Aprire una società on shore a Cipro, dunque, è a dir poco vantaggioso. A tale riguardo, è utile precisare che il contesto finanziario è decisamente interessante. Basti pensare che la tassazione è solo al 10%. Ma come fare per aprire una società on shore a Cipro? Quando si parla di Cipro è bene precisare che questo Paese ha trattati cosiddetti di doppia imposizione con ben 27 Stati. Tra questi ci sono anche alcuni Paesi europei con una tassazione di certo non irrisoria. Di per sé, il Paese in questione ha una fiscalità relativamente bassa. Da ciò appare chiaro il fatto che si tratta di una meta a dir poco strategica per tutti coloro che hanno deciso di investire nei mercati comunemente definiti emergenti. Inoltre, è bene tenere conto del fatto che quella di Cipro è un’economia in forte crescita e che i costi sono non molto alti.

La situazione politica

Chi ha intenzione di aprire una società on shore a Cipro deve essere consapevole del fatto che anche dal punto di vista politico la situazione appare tutto sommato stabile. Il PIL nella zona di Cipro facente capo alla Grecia sta dando segnali positivi e ciò fa ben sperare per il futuro. Ovviamente, la situazione della vicina Turchia influenza non poco l’andamento del Paese anche se esso resta comunque molto appetibile agli occhi degli investitori.

Le società a Cipro

Chi si sta chiedendo come aprire una società on shore a Cipro deve sapere che in questo Paese si ha la possibilità di scegliere tra filiali, partnership e società a responsabilità limitata. Questa ultima soluzione non prevede alcun genere di capitale minimo, i soci possono variare da 1 fino a 50, devono essere presenti di base 2 direttori e i conti devono essere depositati in lingua greca dopo essere stati opportunamente verificati. Le filiali, invece, non sono altro che delle vere e proprie succursali da registrare presso la camera di commercio che fanno capo ad una società estera considerata madre e, di conseguenza, responsabile di ogni azione. Per quanto riguarda, infine, le partnership, esse possono essere costituite tra un minimo di 2 e un massimo di 20 membri di cui almeno uno deve avere una responsabilità cosiddetta illimitata. Anche in questo caso, si deve procedere con l’iscrizione alla camera di commercio. Indipendentemente dalla tipologia scelta, chi ha intenzione di fare business a Cipro dovrebbe rivolgersi ad un professionista del settore in grado di seguire ogni fase dell’attività al fine di non incorrere in errori che già nel breve periodo potrebbero rivelarsi fatali.

Report dell’Oxfam sul divario tra ricchi e poveri nel mondo

Dati dell’Oxfam

L’Oxfam ha pubblicato in questi giorni un report che indica ancora una volta la forte disuguaglianza tra ricchi e poveri nel mondo che sembra non finire mai.

Questo report, elaborato su dati raccolti da Credit Suisse, evidenzia che i ricchi sono l’1% della popolazione mondiale con una ricchezza ugiuale a quella del restante 99% .

Questo un quadro allarmante mondiale persiste da tempo.
Secondo i dati l’aumento della ricchezza mondiale (82%) è in pochissime mani. Questi dati sono stati esposti proprio a ridosso del World Economic Forum di Davos.

L’Oxfam ha esaminato il periodo dal marzo 2016 al marzo 2017 e ha potutot constatare che ogni due giorni è nato un nuovo miliardario, e a questo propsito la presidente Oxfam Italia, Maurizia Iachino afferma: “non è sintomo di un’economia fiorente se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità”.

In Italia

Anche in Italia continua a crescere il divario tra i ricchi e i poveri.
Infatti la ricchezza è posseduta per il 66% dai più ricchi (20%) mentre il 60% della popolazione ne possiede il 14,8%.

Per questo l’Italia nel 2016 è stata posta al 20esimo posto sui 28 Paesi europei.

L’Ocse, a ottobre scorso, ha inoltre evidenziato come queste disuguaglianze di reddito siano maggiori sui giovani e le donne, categorie con lavori sempre più precari e che sono sempre più povere.

Demopolis ha eseguito in Italia un’indagine statistica e conferma che questa situazione in Italia è percepito dagli italiani e per il 61% è in crescita. Questi dati sono stati presi dall’ Oxfam e spediti ai candidati premier dell’Italia per prepararsi alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo.

Proposte per il governo

Oxfam ha esposto anche delle proposte al nuovo futuro governo riguardo le tasse, la disoccupazione e la spesa pubblica.

Sulla base dei dati della Ong britannica inoltre è la popolazione femminile la meno considerata nel mondo del lavoro, su scala mondiale.

Perlatro i super ricchi sono in prevalenza uomini: 1 su 10 è una donna. A parte questo per la gente comune c’è sempre un grande divario retributivo tra uomini e donne, le donne infatti guadagnano in media il 23% in meno degli uomini per lo stesso lavoro allo stesso livello. Infine molte volte vi sono condizioni di lavoro che non permettono alle donne di coniugare l’attività professionale con le loro esigenze familiari.

Panama è un paradiso del fisco

Oltreoceano, vi è una lingua di terra che è considerata dagli altri Paesi delle Americhe un autentico buco nero: Panama. E questo buco nero non è affatto gradito.

La segretezza di Panama

La fiscalità a Panama ha un segreto, è per l’appunto la segretezza. Caratteristica che, secondo l’OCSE, sancisce se un paese appartiene o meno alla black list dei paradisi fiscali. Nel caso che stiamo analizzando, lo stato del Centro America non partecipa a nessuno degli accordi fondamentali sullo scambio di informazioni fiscali tra i vari Stati (meccanismo utile a sconfiggere l’elusione fiscale), nonostante negli ultimi anni abbia accennato a volervi aderire. Di conseguenza, è stata approvata una legislazione, molto simile a quella svizzera, volta a punire chi viola il segreto bancario e finanziario. Ma perché Panama è un buco nero? La sua posizione strategica fa sì che sia una sorta di “”sin city””, la via di mezzo per il riciclaggio dei soldi riscossi dal narcotraffico colombiano e venezuelano, che sfruttano la fiscalità a Panama anche per la sua “”fragilità”” a questo tipo di azioni malavitose e alla vulnerabilità verso frodi fiscali e finanziarie.

La crescita di Panama

Si è verificato negli ultimi anni un aumento vertiginoso di società, registrate pubblicamente nel Paese, aumento che rende chiaro il sempre più importante ruolo giocato dalla fiscalità a Panama nell’ambito dell’off shore. Nonostante tutto sia nel massimo rispetto della legalità, questa crescita progressiva è temuta in quanto potrebbe essere dovuta ad interessi non proprio puliti. Vengono registrate sempre più IBC (ossia International Business Companies), fino a raggiungere quota 350mila, società vantaggiose dal punto di vista fiscale, flessibili e riservate. Per questo motivo, Panama viene chiamata la Hong Kong dell’America Latina, a causa di questa elevata concentrazione di IBC dopo la stessa Hong Kong e le Isole Vergini britanniche.

Creare una società a Panama

Per chi volesse investire e creare una società sarà sicuramente sorpreso dalla semplicità delle operazioni, in quanto la fiscalità a Panama è estremamente agile. Bastano 1200 dollari per coprire le spese di incorporazione, altri 300 dollari servono per coprire le tasse statali e poche altre centinaia di euro per pagare i professionisti che gestiranno l’amministrazione e copriranno come uno schermo i veri proprietari. Per questo motivo e per il fatto che a Panama le azioni possono essere al portatore (vale a dire che il proprietario di una società è chi possiede fisicamente di volta in volta i titoli), lo Stato è diventata la terra promessa di chi fa riciclaggio. Il Registro pubblico Panamense, qualche tempo fa, è stato menzionato dal FMI per la mancanza di informazioni sulla proprietà e sul controllo delle società, pure quelle con le azioni al portatore. A causa di pressioni internazionali, Panama ha approvato una legge che impone la protezione (in genere in banca) dei titoli al portatore. Questo deposito però non rivela la vera identità del portatore dei titoli.

I conti correnti off shore

Il conto corrente off shore è un conto corrente bancario che viene aperto in un paese diverso da quello di residenza e quindi con un’altra giurisdizione.

Come aprire un conto corrente offshore

Attualmente la gestione di un conto corrente off shore è abbastanza semplice ed avviene online, le uniche difficoltà si possono incontrare nella fase dell’apertura del conto stesso proprio perché aprire un conto corrente off shore ha due possibilità. La prima possibilità consiste nel recarsi di persona, e quindi fisicamente, nella banca di interesse. La seconda possibilità prevede l’affidarsi ad agenzie specializzate che prendono delle commissioni variabili. In alcuni Paesi è possibile allegare documenti, rilasciati dalla questura o dal comune.

Perché fare questa scelta

Molti si domanderanno perché aprire un conto corrente off shore. I motivi sono diversi e tutti molto validi ma i principali sono i maggiori vantaggi fiscali (quindi riduzione delle tasse e massima tutela della privacy). Proprio per l’assoluta riservatezza che il conto corrente off shore offre, viene scelto prevalentemente da aziende o grandi imprenditori, che posseggono quindi ingenti somme di denaro. Un altro motivo che spinge molti ad aprire un conto corrente off shore è la possibilità di poter gestire i propri risparmi direttamente online.

Scegliere la moneta da utilizzare

A differenza delle banche tradizionali, le banche nelle quali è possibile aprire un conto corrente off shore, offrono la possibilità di decidere quale valuta utilizzare per il proprio conto. Ecco perché aprire un conto corrente off shore è considerato un enorme vantaggio per proteggere i propri risparmi nel momento in cui la valuta del proprio paese è incline ad un deprezzamento o di per sè è molto labile.

Ritirare dal conto corrente offshore

Le banche offshore mettono a disposizione diverse opzioni per ritirare il proprio denaro. Molte mettono a disposizione un Bancomat o una carta di credito che permette di accedere facilmente al conto internazionale. E’ bene, però, prestare attenzione alle commissioni che sono di gran lunga più costose nelle transazioni internazionali. Il problema si può aggirare facilmente riducendo il numero dei prelievi e aumentando la somma di denaro prelevata ad ogni operazione. Alcune banche forniscono il blocchetto degli assegni ma molto spesso gli assegni internazionali non vengono accettati e comunque verrebbe a mancare la riservatezza tanto richiesta nei conti correnti off shore. Questo perché aprire un conto corrente off shore significa soprattutto Privacy assoluta.

E’ sicuramente chiaro che vi siano diversi vantaggi nell’aprire un conto corrente off shore ed anche molti perché, ma è consigliabile ugualmente rivolgersi ad agenzie specializzate o fiscalisti professionisti residenti nel luogo in cui si vuole aprire il proprio conto, per avere un’assistenza a trecentosessanta gradi.

Panama è un paradiso del fisco

Il paradiso fiscale Panama è un luogo delle possibilità per coloro che decidono di intraprendere un’attività imprenditoriale o tenere al sicuro i propri risparmi. La nazione, il paradiso fiscale Panama, è strutturata, soprattutto negli ultimi anni, per accogliere gli investitori provenienti da ogni parte del mondo.

L’imposizione fiscale panamense

Il paradiso fiscale Panama è straordinario in quanto l’imposizione fiscale è estremamente blanda con un’aliquota che oscilla tra il 20% e il 15% a seconda dei differenti progetti o aziende portate avanti. Lo Stato sudamericano rappresenta la sede legale di numerose multinazionali e sono tanti i risparmiatori, anche famosi, che desiderano mettere al riparo dai rischi il proprio denaro. Il pagamento delle tasse presso il paradiso fiscale Panama non costituisce dunque una preoccupazione per gli imprenditori proprio perchè viene concesso loro di muoversi liberamente nel settore, anche per favorire lo stesso Stato ospitante che riceve benefici diretti e indiretti.

Le banche situate nel paradiso fiscale Panama

Panama costituisce anche un punto di riferimento in termini di risparmio in quanto, in maniera molto più semplice ed immediata rispetto alla Svizzera, le banche panamensi propongono delle interessanti soluzioni per coloro che hanno la necessità di collocare i propri fondi. Nonostante vi sia in argomento una grande polemica perchè talvolta il flusso di denaro può essere di non chiara provenienza, le aperture di conti corrente e conti deposito presso il paradiso fiscale Panama sono sempre più frequenti.

La nascita di imprese

L’apertura di un’impresa, di qualsiasi natura, o di una attività commerciale avviene con soli 1000 dollari in tre giorni lavorativi dalla richiesta. In sostanza, l’imprenditore compila la domanda presso l’ufficio tributi del comune di riferimento ed effettua l’iscrizione nella locale camera di commercio, ricevendo via email tutti i documenti necessari che vengono restituiti firmati. Il paradiso fiscale Panama si caratterizza anche per questo, in quanto a differenza di quanto accade in Italia o in altre nazioni europee l’imprenditore viene agevolato nei suoi intenti perchè viene considerata la produzione di reddito, l’assunzione di personale e, di conseguenza, il pagamento di tasse e tributi.

Panama o Italia

Panama rappresenta un’ottima possibilità di riscatto per coloro che lasciano l’Italia perchè delusi dal sistema di tassazione, dalla burocrazia bloccata e dall’impossibilità di ottenere successo, soprattutto nell’ambito industriale. Lo Stato sudamericano accoglie invece con termini estremamente vantaggiosi e favorisce anche coloro che desiderano richiedere la cittadinanza o il doppio passaporto. In altre parole, il paradiso fiscale Panama viene inteso per alcuni anche come una forma di riscatto, una seconda possibilità che viene presa al volo, in particolare quando la prima esperienza italiana è stata fallimentare, sia dal punto di vista del reddito che dal punto di vista della tassazione. Infine, il clima e l’allegria dei panamensi è contagiosa.

Costa Rica è un paradiso del fisco

Vediamo ora se la Costa Rica continua ad essere un paradiso fiscale oppure se vi sono degli aspetti che non gli permettono di essere definito come tale ancora ad oggi.

Le imprese e le tasse

Il primo aspetto che spesso viene analizzato quando si parla di Costa Rica riguarda quello relativo alle tasse che vengono applicate sulle imprese.
In primo luogo occorre parlare del fatto che il paradiso fiscale Costa Rica applica un’aliquota massima al venticinque percento sugli utili.
Questo scaglione, però, potrebbe essere assai inferiore a seconda del redditto che la stessa impresa produce annualmente, dettaglio che non deve essere sottovalutato.
Sarà dunque necessario riflette attentamente su questo particolare aspetto e bisogna aggiungere che se invece si viene assunti come dipendenti di un’impresa, le tasse che gravano sul lavoratore risultano essere pari al quindici percento.
Pertanto vi è una differenza che non deve essere sottovalutata che riguarda appunto questo paradiso fiscale.

I redditi prodotti fuori dalla Costa Rica

Ovviamente un imprenditore che decide di recarsi in Costa Rica per avviare la sua attività deve essere al corrente del fatto che, se la sua azienda opera fuori da questo territorio, le tasse non verranno applicate sull’utile ottenuto da parte dello Stato.
Il paradiso fiscale Costa Rica si contraddistingue per questo particolare tipo di aspetto che riesce a contraddistinguere questo particolare luogo e pertanto si potrà essere in grado di ottenere un ottimo profitto se ci si trasferisce in Costa Rica ma la propria impresa opera fuori dai confini della stessa.
Si tratta dunque di una combinazione di elementi che riescono ad agevolare gli imprenditori che hanno intenzione di effettuare un investimento in questo particolare territorio, che consente quindi di far fronte con maggior efficacia alle diverse imposte.

La vita in Costa Rica

Altro aspetto che deve essere necessariamente analizzato riguarda il costo della vita in Costa Rica.
Questo paese è uno di quelli dove il prezzo della vita risulta essere abbastanza elevato ma solo per quanto riguarda i consumi stessi che vengono svolti da parte delle persone.
Bollette varie e altre imposte sono effettivamente basse rispetto a quelle che vengono proposte da altri Paesi stranieri e solo le merci che vengono importate nel Paese raggiungono un costo che risulta essere abbastanza elevato, frutto dell’aggiunta del tredici percento di aliquota sui diversi beni di questo tipo.
Il paradiso fiscale Costa Rica deve dunque essere analizzato con grande precisione sotto questo aspetto, dato che la pressione fiscale è presente ma meno possente rispetto a quella di altri paesi.

Delaware è un paradiso del fisco

I paradisi fiscali continuano a far discutere aspramente l’opinione pubblica, soprattutto in un Paese come il nostro ove la pressione fiscale è elevatissima e molte aziende sono quindi alla perenne ricerca di porti più accoglienti.

Un paradiso fiscale inaspettato

Se un tempo i paradisi fiscali venivano solitamente identificati con località sperdute, magari nel bel mezzo dei Caraibi, oggi la situazione è radicalmente cambiata. Lo dimostra il paradiso fiscale Delaware, ovvero uno degli Stati più piccoli degli USA, ormai da anni diventato meta di una miriade di società intenzionate ad approfittare di un regime fiscale estremamente favorevole. Basti pensare al riguardo, che poco meno dei due terzi delle 500 aziende più ricche indicate nella classifica stilata da Fortune, ha deciso di approfittare delle opportunità offerte dal Delaware.

A proposito del Delaware

Per capire meglio il paradiso fiscale Delaware, è però necessario sciorinare alcune cifre. Abitato da poco meno di 900mila persone racchiuse in appena 154 chilometri quadrati, lo stato vede la presenza del 50% delle aziende statunitensi più grandi che, messe insieme, nel corso del 2015 sono riuscite a collezionare poco meno di mille miliardi di profitti e a capitalizzare oltre 17 trilioni di dollari in capitale azionario.
In totale sono poco meno di 290mila le imprese registrate a Wilmington, la capitale del Delaware, contro le 70mila persone che rappresentano l’intera popolazione della città.

I motivi della scelta

Qual’è il motivo della preferenza accordata al paradiso fiscale Delaware? Va infatti ricordato che negli Stati Uniti ci sono anche Nevada, Sud Dakota e Wyoming che possono vantare il completo azzeramento della tassazione. Il Delaware, dal canto suo, offre alle aziende che optino per la domiciliazione fiscale a Wilmington vantaggi come la mancanza di imposte sui guadagni derivanti dai cosiddetti “”asset intangibili””, ovvero i marchi, la proprietà intellettuale o i brevetti.
Si tratta quindi di un vero e proprio paradiso fiscale e come tale arreca non pochi danni alle stesse casse federali. Danni che nel corso di un decennio, l’ultimo, sono stati quantificati dal New York Times in poco meno di dieci miliardi di dollari. Un danno che potrebbe continuare ad allargarsi a dismisura, considerato come nel solo 2014 siano state più di 16mila le nuove imprese che hanno eletto il Delaware come domicilio fiscale.
A godere di questo traffico è del resto proprio la popolazione locale, per la maggior parte impiegata nelle attività che fanno da contorno alla registrazione di società che in seguito necessiteranno di servizi, in particolare finanziari. Anche in questo caso l’indotto generato può essere valutato per mezzo delle cifre: solo nel corso del 2014 gli introiti generati dal business delle registrazioni si è attestato a poco meno di 930 milioni di dollari. Soldi necessari per uno Stato così piccolo e spesso privo di altre fonti di sostentamento.

Come aprire una società in Inghilterra

Una azienda in UK

Oggi molti professionisti o imprenditori decidono di avviare una propria attività nel Regno unito. Si deve sapere che bastano poco più di tre ore per aprire una nuova società on-shore a Londa anche dall’estero.

La grande semplicità per avviare una nuova impresa a Londra richiede un iter burocratico rapidissimo infatti.
Londra è la capitale di un Regno snello e che favorisce  la volontà di ‘fare impresa’ oggi.

Quindi aprire una società on shore, cioè  sul territorio inglese, è facile e inoltre Londra dista poco più di un’ora d’aereo dai maggiori aeroporti italiani: ci sono anche tante rotte ‘low cost’ verso e dal Regno Unito che consentono a chiunque di gestire agevolmente l’apertura di una società in Inghilterra.

Alcune agevolazioni

Il Regno Unito non consente quindi un’estrema velocità di apertura di una società on shore in UK, e anche molte agevolazioni.
Infatti non  è necessario registrarsi  alla Data Protection Agency, nè dichiarare l’IVA sino a raggiungere una  soglia fiscale di 77,000 sterline di reddito .
Inoltre la registrazione di una nuova società non prevede il notaio come tramite ma basta   compilare  i moduli online che sono anche facilmente reperibili sui siti governativi o  forum dedicati alla new-economy.
Inoltre, c’è una contabilità minimale e poco labirintica, e per i primi 21 mesi si è esenti da ogni tassa su impresa e profitti.

Aprire una società in Inghilterra

Quindi vi sono davvero tante opportunità  a chi volesse aprire una società in UK.
Per aprire una società chi conosce un minimo di legislatura internazionale e possedesse un buon livello di conoscenza scritta e parlata della lingua inglese le procedure sono facili, altrimenti ci si può rivolgere a uno studio legale internazionale o agenzie intermediarie e consulenti d’apertura, con costi irrisori,  conoscitrici delle norme e compilazioni corrette dei documenti.

Il paradiso fiscale Singapore

Il paradiso fiscale di Singapore rappresenta una meta che permette soprattutto agli imprenditori di uscire dalla morsa talvolta troppo stretta della tassazione che viene effettuata in Itala.

Un paese in costante evoluzione

Singapore è un paese che, oltre essere un paradiso fiscale, è anche un luogo dove la legge viene attentamente rispettata da parte di coloro che vivono nel territorio nazionale stesso.
Questo paradiso fiscale Singapore consente quindi di avere uno stile di vita completamente differente rispetto a quello italiano dove molto spesso le complicazioni sotto il punto di vista fiscale, ma anche normativo, risultano essere dei veri e propri problemi complessi da affrontare.
Bisogna inoltre aggiungere il fatto che questo territorio cerca sempre di evolversi e stare al passo coi tempi in modo tale da prevenire una serie di complicazioni che potrebbero farlo uscire da questa categoria di luoghi.

Un primo aspetto importante del paradiso fiscale

Questo particolare paradiso fiscale si contraddistingue per diversi aspetti molto interessanti che non devono essere assolutamente sottovalutati.
In primo luogo bisogna parlare della tassazione sulla rendita personale, ovvero l’insieme delle ricchezze che vengono prodotte che non sono necessariamente tutte di tipo aziendale
Occorre sottolineare come questo particolare territorio, ovvero il paradiso fiscale Singapore, propone un imposta pari al venti percento sul redditto nel momento in cui questo supera i duecento mila euro.
Si tratta di meno della metà che viene proposta dal paese italiano dove la tassazione sulla rendita è pari al quarantasette percento.
Se la rendita invece non supera i tredici mila euro l’imposta è assente: tra le due fasce vi sono diverse tipologie di aliquote che sono comunque abbastanza basse e che vengono costantemente aggiornate per garantire un risultato finale ottimale a chi decide di vivere in questo particolare tipo di paese.

Altri dettagli sul paradiso fiscale

Occorre parlare del fatto che chi si trasferisce in questo paese per motivi imprenditoriali potrà usufruire di una serie di agevolazioni che non devono essere per nessun motivo sottovalutate.
Occorre infatti sottolineare come il redditto aziendale non è tassato per i primi centomila dollari mentre i successivi trecento mila sono tassati all’8,5 percento.
I successivi tipi di entrate che vengono prodotte sul paradiso fiscale Singapore permettono ad un imprenditore di evitare di pagare grandi tassazioni.
Occorre invece sottolineare come l’aliquota, fino a questo momento, è stabilita al diciassette percento.
Questi sono tutti i tratti che contraddistinguono questo paradiso fiscale, considerato come uno dei migliori in assoluto presente nella lista bianca.