Panama è un paradiso del fisco

Oltreoceano, vi è una lingua di terra che è considerata dagli altri Paesi delle Americhe un autentico buco nero: Panama. E questo buco nero non è affatto gradito.

La segretezza di Panama

La fiscalità a Panama ha un segreto, è per l’appunto la segretezza. Caratteristica che, secondo l’OCSE, sancisce se un paese appartiene o meno alla black list dei paradisi fiscali. Nel caso che stiamo analizzando, lo stato del Centro America non partecipa a nessuno degli accordi fondamentali sullo scambio di informazioni fiscali tra i vari Stati (meccanismo utile a sconfiggere l’elusione fiscale), nonostante negli ultimi anni abbia accennato a volervi aderire. Di conseguenza, è stata approvata una legislazione, molto simile a quella svizzera, volta a punire chi viola il segreto bancario e finanziario. Ma perché Panama è un buco nero? La sua posizione strategica fa sì che sia una sorta di “”sin city””, la via di mezzo per il riciclaggio dei soldi riscossi dal narcotraffico colombiano e venezuelano, che sfruttano la fiscalità a Panama anche per la sua “”fragilità”” a questo tipo di azioni malavitose e alla vulnerabilità verso frodi fiscali e finanziarie.

La crescita di Panama

Si è verificato negli ultimi anni un aumento vertiginoso di società, registrate pubblicamente nel Paese, aumento che rende chiaro il sempre più importante ruolo giocato dalla fiscalità a Panama nell’ambito dell’off shore. Nonostante tutto sia nel massimo rispetto della legalità, questa crescita progressiva è temuta in quanto potrebbe essere dovuta ad interessi non proprio puliti. Vengono registrate sempre più IBC (ossia International Business Companies), fino a raggiungere quota 350mila, società vantaggiose dal punto di vista fiscale, flessibili e riservate. Per questo motivo, Panama viene chiamata la Hong Kong dell’America Latina, a causa di questa elevata concentrazione di IBC dopo la stessa Hong Kong e le Isole Vergini britanniche.

Creare una società a Panama

Per chi volesse investire e creare una società sarà sicuramente sorpreso dalla semplicità delle operazioni, in quanto la fiscalità a Panama è estremamente agile. Bastano 1200 dollari per coprire le spese di incorporazione, altri 300 dollari servono per coprire le tasse statali e poche altre centinaia di euro per pagare i professionisti che gestiranno l’amministrazione e copriranno come uno schermo i veri proprietari. Per questo motivo e per il fatto che a Panama le azioni possono essere al portatore (vale a dire che il proprietario di una società è chi possiede fisicamente di volta in volta i titoli), lo Stato è diventata la terra promessa di chi fa riciclaggio. Il Registro pubblico Panamense, qualche tempo fa, è stato menzionato dal FMI per la mancanza di informazioni sulla proprietà e sul controllo delle società, pure quelle con le azioni al portatore. A causa di pressioni internazionali, Panama ha approvato una legge che impone la protezione (in genere in banca) dei titoli al portatore. Questo deposito però non rivela la vera identità del portatore dei titoli.

I conti correnti off shore

Il conto corrente off shore è un conto corrente bancario che viene aperto in un paese diverso da quello di residenza e quindi con un’altra giurisdizione.

Come aprire un conto corrente offshore

Attualmente la gestione di un conto corrente off shore è abbastanza semplice ed avviene online, le uniche difficoltà si possono incontrare nella fase dell’apertura del conto stesso proprio perché aprire un conto corrente off shore ha due possibilità. La prima possibilità consiste nel recarsi di persona, e quindi fisicamente, nella banca di interesse. La seconda possibilità prevede l’affidarsi ad agenzie specializzate che prendono delle commissioni variabili. In alcuni Paesi è possibile allegare documenti, rilasciati dalla questura o dal comune.

Perché fare questa scelta

Molti si domanderanno perché aprire un conto corrente off shore. I motivi sono diversi e tutti molto validi ma i principali sono i maggiori vantaggi fiscali (quindi riduzione delle tasse e massima tutela della privacy). Proprio per l’assoluta riservatezza che il conto corrente off shore offre, viene scelto prevalentemente da aziende o grandi imprenditori, che posseggono quindi ingenti somme di denaro. Un altro motivo che spinge molti ad aprire un conto corrente off shore è la possibilità di poter gestire i propri risparmi direttamente online.

Scegliere la moneta da utilizzare

A differenza delle banche tradizionali, le banche nelle quali è possibile aprire un conto corrente off shore, offrono la possibilità di decidere quale valuta utilizzare per il proprio conto. Ecco perché aprire un conto corrente off shore è considerato un enorme vantaggio per proteggere i propri risparmi nel momento in cui la valuta del proprio paese è incline ad un deprezzamento o di per sè è molto labile.

Ritirare dal conto corrente offshore

Le banche offshore mettono a disposizione diverse opzioni per ritirare il proprio denaro. Molte mettono a disposizione un Bancomat o una carta di credito che permette di accedere facilmente al conto internazionale. E’ bene, però, prestare attenzione alle commissioni che sono di gran lunga più costose nelle transazioni internazionali. Il problema si può aggirare facilmente riducendo il numero dei prelievi e aumentando la somma di denaro prelevata ad ogni operazione. Alcune banche forniscono il blocchetto degli assegni ma molto spesso gli assegni internazionali non vengono accettati e comunque verrebbe a mancare la riservatezza tanto richiesta nei conti correnti off shore. Questo perché aprire un conto corrente off shore significa soprattutto Privacy assoluta.

E’ sicuramente chiaro che vi siano diversi vantaggi nell’aprire un conto corrente off shore ed anche molti perché, ma è consigliabile ugualmente rivolgersi ad agenzie specializzate o fiscalisti professionisti residenti nel luogo in cui si vuole aprire il proprio conto, per avere un’assistenza a trecentosessanta gradi.

Panama è un paradiso del fisco

Il paradiso fiscale Panama è un luogo delle possibilità per coloro che decidono di intraprendere un’attività imprenditoriale o tenere al sicuro i propri risparmi. La nazione, il paradiso fiscale Panama, è strutturata, soprattutto negli ultimi anni, per accogliere gli investitori provenienti da ogni parte del mondo.

L’imposizione fiscale panamense

Il paradiso fiscale Panama è straordinario in quanto l’imposizione fiscale è estremamente blanda con un’aliquota che oscilla tra il 20% e il 15% a seconda dei differenti progetti o aziende portate avanti. Lo Stato sudamericano rappresenta la sede legale di numerose multinazionali e sono tanti i risparmiatori, anche famosi, che desiderano mettere al riparo dai rischi il proprio denaro. Il pagamento delle tasse presso il paradiso fiscale Panama non costituisce dunque una preoccupazione per gli imprenditori proprio perchè viene concesso loro di muoversi liberamente nel settore, anche per favorire lo stesso Stato ospitante che riceve benefici diretti e indiretti.

Le banche situate nel paradiso fiscale Panama

Panama costituisce anche un punto di riferimento in termini di risparmio in quanto, in maniera molto più semplice ed immediata rispetto alla Svizzera, le banche panamensi propongono delle interessanti soluzioni per coloro che hanno la necessità di collocare i propri fondi. Nonostante vi sia in argomento una grande polemica perchè talvolta il flusso di denaro può essere di non chiara provenienza, le aperture di conti corrente e conti deposito presso il paradiso fiscale Panama sono sempre più frequenti.

La nascita di imprese

L’apertura di un’impresa, di qualsiasi natura, o di una attività commerciale avviene con soli 1000 dollari in tre giorni lavorativi dalla richiesta. In sostanza, l’imprenditore compila la domanda presso l’ufficio tributi del comune di riferimento ed effettua l’iscrizione nella locale camera di commercio, ricevendo via email tutti i documenti necessari che vengono restituiti firmati. Il paradiso fiscale Panama si caratterizza anche per questo, in quanto a differenza di quanto accade in Italia o in altre nazioni europee l’imprenditore viene agevolato nei suoi intenti perchè viene considerata la produzione di reddito, l’assunzione di personale e, di conseguenza, il pagamento di tasse e tributi.

Panama o Italia

Panama rappresenta un’ottima possibilità di riscatto per coloro che lasciano l’Italia perchè delusi dal sistema di tassazione, dalla burocrazia bloccata e dall’impossibilità di ottenere successo, soprattutto nell’ambito industriale. Lo Stato sudamericano accoglie invece con termini estremamente vantaggiosi e favorisce anche coloro che desiderano richiedere la cittadinanza o il doppio passaporto. In altre parole, il paradiso fiscale Panama viene inteso per alcuni anche come una forma di riscatto, una seconda possibilità che viene presa al volo, in particolare quando la prima esperienza italiana è stata fallimentare, sia dal punto di vista del reddito che dal punto di vista della tassazione. Infine, il clima e l’allegria dei panamensi è contagiosa.

Costa Rica è un paradiso del fisco

Vediamo ora se la Costa Rica continua ad essere un paradiso fiscale oppure se vi sono degli aspetti che non gli permettono di essere definito come tale ancora ad oggi.

Le imprese e le tasse

Il primo aspetto che spesso viene analizzato quando si parla di Costa Rica riguarda quello relativo alle tasse che vengono applicate sulle imprese.
In primo luogo occorre parlare del fatto che il paradiso fiscale Costa Rica applica un’aliquota massima al venticinque percento sugli utili.
Questo scaglione, però, potrebbe essere assai inferiore a seconda del redditto che la stessa impresa produce annualmente, dettaglio che non deve essere sottovalutato.
Sarà dunque necessario riflette attentamente su questo particolare aspetto e bisogna aggiungere che se invece si viene assunti come dipendenti di un’impresa, le tasse che gravano sul lavoratore risultano essere pari al quindici percento.
Pertanto vi è una differenza che non deve essere sottovalutata che riguarda appunto questo paradiso fiscale.

I redditi prodotti fuori dalla Costa Rica

Ovviamente un imprenditore che decide di recarsi in Costa Rica per avviare la sua attività deve essere al corrente del fatto che, se la sua azienda opera fuori da questo territorio, le tasse non verranno applicate sull’utile ottenuto da parte dello Stato.
Il paradiso fiscale Costa Rica si contraddistingue per questo particolare tipo di aspetto che riesce a contraddistinguere questo particolare luogo e pertanto si potrà essere in grado di ottenere un ottimo profitto se ci si trasferisce in Costa Rica ma la propria impresa opera fuori dai confini della stessa.
Si tratta dunque di una combinazione di elementi che riescono ad agevolare gli imprenditori che hanno intenzione di effettuare un investimento in questo particolare territorio, che consente quindi di far fronte con maggior efficacia alle diverse imposte.

La vita in Costa Rica

Altro aspetto che deve essere necessariamente analizzato riguarda il costo della vita in Costa Rica.
Questo paese è uno di quelli dove il prezzo della vita risulta essere abbastanza elevato ma solo per quanto riguarda i consumi stessi che vengono svolti da parte delle persone.
Bollette varie e altre imposte sono effettivamente basse rispetto a quelle che vengono proposte da altri Paesi stranieri e solo le merci che vengono importate nel Paese raggiungono un costo che risulta essere abbastanza elevato, frutto dell’aggiunta del tredici percento di aliquota sui diversi beni di questo tipo.
Il paradiso fiscale Costa Rica deve dunque essere analizzato con grande precisione sotto questo aspetto, dato che la pressione fiscale è presente ma meno possente rispetto a quella di altri paesi.

Delaware è un paradiso del fisco

I paradisi fiscali continuano a far discutere aspramente l’opinione pubblica, soprattutto in un Paese come il nostro ove la pressione fiscale è elevatissima e molte aziende sono quindi alla perenne ricerca di porti più accoglienti.

Un paradiso fiscale inaspettato

Se un tempo i paradisi fiscali venivano solitamente identificati con località sperdute, magari nel bel mezzo dei Caraibi, oggi la situazione è radicalmente cambiata. Lo dimostra il paradiso fiscale Delaware, ovvero uno degli Stati più piccoli degli USA, ormai da anni diventato meta di una miriade di società intenzionate ad approfittare di un regime fiscale estremamente favorevole. Basti pensare al riguardo, che poco meno dei due terzi delle 500 aziende più ricche indicate nella classifica stilata da Fortune, ha deciso di approfittare delle opportunità offerte dal Delaware.

A proposito del Delaware

Per capire meglio il paradiso fiscale Delaware, è però necessario sciorinare alcune cifre. Abitato da poco meno di 900mila persone racchiuse in appena 154 chilometri quadrati, lo stato vede la presenza del 50% delle aziende statunitensi più grandi che, messe insieme, nel corso del 2015 sono riuscite a collezionare poco meno di mille miliardi di profitti e a capitalizzare oltre 17 trilioni di dollari in capitale azionario.
In totale sono poco meno di 290mila le imprese registrate a Wilmington, la capitale del Delaware, contro le 70mila persone che rappresentano l’intera popolazione della città.

I motivi della scelta

Qual’è il motivo della preferenza accordata al paradiso fiscale Delaware? Va infatti ricordato che negli Stati Uniti ci sono anche Nevada, Sud Dakota e Wyoming che possono vantare il completo azzeramento della tassazione. Il Delaware, dal canto suo, offre alle aziende che optino per la domiciliazione fiscale a Wilmington vantaggi come la mancanza di imposte sui guadagni derivanti dai cosiddetti “”asset intangibili””, ovvero i marchi, la proprietà intellettuale o i brevetti.
Si tratta quindi di un vero e proprio paradiso fiscale e come tale arreca non pochi danni alle stesse casse federali. Danni che nel corso di un decennio, l’ultimo, sono stati quantificati dal New York Times in poco meno di dieci miliardi di dollari. Un danno che potrebbe continuare ad allargarsi a dismisura, considerato come nel solo 2014 siano state più di 16mila le nuove imprese che hanno eletto il Delaware come domicilio fiscale.
A godere di questo traffico è del resto proprio la popolazione locale, per la maggior parte impiegata nelle attività che fanno da contorno alla registrazione di società che in seguito necessiteranno di servizi, in particolare finanziari. Anche in questo caso l’indotto generato può essere valutato per mezzo delle cifre: solo nel corso del 2014 gli introiti generati dal business delle registrazioni si è attestato a poco meno di 930 milioni di dollari. Soldi necessari per uno Stato così piccolo e spesso privo di altre fonti di sostentamento.

Come aprire una società in Inghilterra

Una azienda in UK

Oggi molti professionisti o imprenditori decidono di avviare una propria attività nel Regno unito. Si deve sapere che bastano poco più di tre ore per aprire una nuova società on-shore a Londa anche dall’estero.

La grande semplicità per avviare una nuova impresa a Londra richiede un iter burocratico rapidissimo infatti.
Londra è la capitale di un Regno snello e che favorisce  la volontà di ‘fare impresa’ oggi.

Quindi aprire una società on shore, cioè  sul territorio inglese, è facile e inoltre Londra dista poco più di un’ora d’aereo dai maggiori aeroporti italiani: ci sono anche tante rotte ‘low cost’ verso e dal Regno Unito che consentono a chiunque di gestire agevolmente l’apertura di una società in Inghilterra.

Alcune agevolazioni

Il Regno Unito non consente quindi un’estrema velocità di apertura di una società on shore in UK, e anche molte agevolazioni.
Infatti non  è necessario registrarsi  alla Data Protection Agency, nè dichiarare l’IVA sino a raggiungere una  soglia fiscale di 77,000 sterline di reddito .
Inoltre la registrazione di una nuova società non prevede il notaio come tramite ma basta   compilare  i moduli online che sono anche facilmente reperibili sui siti governativi o  forum dedicati alla new-economy.
Inoltre, c’è una contabilità minimale e poco labirintica, e per i primi 21 mesi si è esenti da ogni tassa su impresa e profitti.

Aprire una società in Inghilterra

Quindi vi sono davvero tante opportunità  a chi volesse aprire una società in UK.
Per aprire una società chi conosce un minimo di legislatura internazionale e possedesse un buon livello di conoscenza scritta e parlata della lingua inglese le procedure sono facili, altrimenti ci si può rivolgere a uno studio legale internazionale o agenzie intermediarie e consulenti d’apertura, con costi irrisori,  conoscitrici delle norme e compilazioni corrette dei documenti.

Il paradiso fiscale Singapore

Il paradiso fiscale di Singapore rappresenta una meta che permette soprattutto agli imprenditori di uscire dalla morsa talvolta troppo stretta della tassazione che viene effettuata in Itala.

Un paese in costante evoluzione

Singapore è un paese che, oltre essere un paradiso fiscale, è anche un luogo dove la legge viene attentamente rispettata da parte di coloro che vivono nel territorio nazionale stesso.
Questo paradiso fiscale Singapore consente quindi di avere uno stile di vita completamente differente rispetto a quello italiano dove molto spesso le complicazioni sotto il punto di vista fiscale, ma anche normativo, risultano essere dei veri e propri problemi complessi da affrontare.
Bisogna inoltre aggiungere il fatto che questo territorio cerca sempre di evolversi e stare al passo coi tempi in modo tale da prevenire una serie di complicazioni che potrebbero farlo uscire da questa categoria di luoghi.

Un primo aspetto importante del paradiso fiscale

Questo particolare paradiso fiscale si contraddistingue per diversi aspetti molto interessanti che non devono essere assolutamente sottovalutati.
In primo luogo bisogna parlare della tassazione sulla rendita personale, ovvero l’insieme delle ricchezze che vengono prodotte che non sono necessariamente tutte di tipo aziendale
Occorre sottolineare come questo particolare territorio, ovvero il paradiso fiscale Singapore, propone un imposta pari al venti percento sul redditto nel momento in cui questo supera i duecento mila euro.
Si tratta di meno della metà che viene proposta dal paese italiano dove la tassazione sulla rendita è pari al quarantasette percento.
Se la rendita invece non supera i tredici mila euro l’imposta è assente: tra le due fasce vi sono diverse tipologie di aliquote che sono comunque abbastanza basse e che vengono costantemente aggiornate per garantire un risultato finale ottimale a chi decide di vivere in questo particolare tipo di paese.

Altri dettagli sul paradiso fiscale

Occorre parlare del fatto che chi si trasferisce in questo paese per motivi imprenditoriali potrà usufruire di una serie di agevolazioni che non devono essere per nessun motivo sottovalutate.
Occorre infatti sottolineare come il redditto aziendale non è tassato per i primi centomila dollari mentre i successivi trecento mila sono tassati all’8,5 percento.
I successivi tipi di entrate che vengono prodotte sul paradiso fiscale Singapore permettono ad un imprenditore di evitare di pagare grandi tassazioni.
Occorre invece sottolineare come l’aliquota, fino a questo momento, è stabilita al diciassette percento.
Questi sono tutti i tratti che contraddistinguono questo paradiso fiscale, considerato come uno dei migliori in assoluto presente nella lista bianca.

Cosa sono i btp

Per quanto la situazione finanziaria sia mutata negli ultimi anni, e i beni di rifugio non diano le stesse garanzie in termini d’interesse di anni fa, i certificati statali di debito ancora sono una fonte d’investimento da valutare.

Un investimento ancora sicuro

Per quanto siano da anni terminati i tempi in cui il risparmiatore, e investitore, otteneva ottimi tassi d’interessi dai Buoni del tesoro a media e lunga scadenza, a volte sino a successi dell’ordine del 18% con punte anche superiori, anche attualmente investire nei Buoni del Tesoro è una forma d’investimento tutelata, comunque in grado di concedere tassi superiori allo zero o quasi degli interessi maturati dai conti correnti nelle banche italiane.
In questo quadro arido dal punto di vista degli investimenti di piccole o grandi somme, il Buono del Tesoro è sempre stato valutato da piccoli, medi, o grandi investitori con favore e la borsa titoli di stato btp concede ancora quel margine di sicurezza, supportato da relativamente buone somme maturate, soprattutto nei lunghi periodi, per la quale rivolgere un’occhio di riguardo.

Cosa sono i btp?

Il buono del tesoro poliennale (BTP) è un certificato di debito emesso a scaglioni temporali da parte dello Stato italiano la cui scadenza è variabile, nelle aste periodiche vengono precisati i termini di scadenza del credito/debito, superiore in ogni caso all’anno solare, quindi in tagli comunemente emessi in dodici mesi, ventiquattro, trentasei e quarantotto mesi, se non anche superiori nella scadenza all’interno delle valutazioni riferite alla borsa titoli di stato btp.
Ovviamente tanto maggiore sarà il termine di scadenza in proporzione sarà maggiore l’interesse maturato: una forma d’investimento basata sulla fiducia da parte del risparmiatore nei confronti dello Stato il quale, attraverso le periodiche aste finanziarie, determina la raccolta di denaro liquido necessario per svolgere parte della sua attività governativa.

L’inflazione come indicizzazione

L’emissione periodica sul Mercato generale dei titoli di Stato avviene seguendo criteri riferiti all’infalzione determinata nel momento dell’emissione, un valore che necessariamente deve venire incontro sia allo Stato (in passato i tassi d’interessi erano eccessivamente superiori alla stessa inflazione), sia al risparmiatore/investitore, una forma di tutela reciproca studiata all’intenro di particolari sedi di studio dei flussi monetari riferiti agli andamenti generali.
Ovviamente la stabilità monetaria è un’ottima base per la quale concepire tassi d’interesse equilibrati riferiti alle varie tipologie in cui ricercare le diverse opzioni concesse dalla borsa titoli di stato btp.
Tendenzialmente sono due: i BTP€i, riferiti alle inflazioni comuni della zona euro, e i BTP Italia, specifici per lo Stato italiano. Sul web, così come sugli organi appositi dedicati alla finanza, sono regolarmente pubblicizzate i periodi d’asta e i tassi d’interesse prefissati nel momento dell’emissione dei certificati di debito.

Come aprire un conto corrente in Inghilterra

Perchè aprire un conto corrente in Inghilterra

Per chi va a vivere all’estero in Uk, aprire un conto corrente in Inghilterra è essenziale: verrà chiesto infatti dal datore di lavoro di pagare il tuo stipendio. Quello che serve tuttavia, è scegliere la banca inglese: come scegliere tra HSBC, Bank of England o Barclays Bank, e ancora Royal Bank of Scotland, Lloyds TSB?

Aprire un conto bancario in Inghilterra a distanza

Come futuro espatriato o come correntista estero nel Regno Unito, il modo più semplice e veloce è quello di aprire un conto corrente in Inghilterra dal proprio paese d’origine: la maggior parte delle istituzioni finanziarie offre questo servizio.
È pagato o offerto gratuitamente alle categorie di clienti “premium” o “plus” o “super”, a seconda delle banche.

Aprire un conto corrente in Inghilterra è comunque facile e veloce, ma richiedere i diversi metodi di pagamento può richiedere del tempo, soprattutto per i nuovi espatriati: la banca non vi conosce, e non concede immediatamente assegni, carte di debito e ancora meno carte di credito, se non sono sicuri della proveneinza del denaro o se non si aspettano un flusso di cassa regolare e gestione contabile “normale”.

Se, nonostante tutto, arrivi sul suolo britannico senza un conto bancario, l’apertura sul posto non sarà più veloce. In particolare, ottenere una carta di credito è abbastanza lento e complicato.

Documenti per l’apertura di un conto corrente in inghilttera

un documento di identificazione (di solito il passaporto)

un attestato di residenza come una bolletta dell’acqua o elettricità (“bolletta”). È questo ultimo documento che spesso pone dei problemi: venendo a vivere dall’esteroe, non avrai subito una bolletta dell’acqua o dell’elettricità a tuo nome. Ricordarsi di aprire le utenze di acqua / telefono / televisione, ecc.,il prima possibile e chiedere una dichiarazione di emergenza o una fattura.

copie degli estratti conto bancari degli ultimi sei mesi (questi documenti non sono sempre richiesti).

certificato di un fideiussore (di solito richiesto). Questa è una sorta di “testimone del buon carattere”, che deve aver vissuto nel Regno Unito per diversi anni e che certifica di essere qualcuno rispettabile. Se arrivi sul suolo britannico mentre lavori, il garante di solito sarà il tuo capo o un rappresentante della compagnia, che sarà anche in grado di dare un’indicazione del tuo stipendio annuale.

lettera di referenza (in inglese) dalla tua banca nel tuo paese di origine. Questo documento non è obbligatorio ma può velocizzare le cose, soprattutto quando si tratta di ottenere una carta di credito. Chiedete alla vostra banca di indicare le vostre informazioni bancarie: data di apertura del vostro conto, saldo corrente, saldo medio durante l’anno, esistenza o meno di scoperti di conto.

Cosa serve per la costituzione di società a Malta

24 ore di tempo, poche pratiche burocratiche da disbrigare e la società a Malta è pronta per divenire opportunità d’investimento anche per stranieri. Ma nello specifico cosa occorre per una costituzione di società a Malta?

Mollo tutto e vado a Malta!

In questo titolo la parafrasi semplicistica del motto impiegato da molti italiani stanchi della situazione generale del Belpaese negli ultimi anni.
Semplicistica perché anche dietro il ‘mollo tutto’ occorre fondare criteri di consapevolezza specifica inerenti al paese nel quale s’intende iniziare una nuova attività.
Per quanto semplice anche la costituzione di società a Malta richiede alcune considerazioni specifiche pur all’interno di una burocrazia molto più snella rispetto all’Italia, per certi aspetti simile alle possibilità offerte in Regno Unito del quale Malta ha a lungo appartenuto.
I motivi di grande considerazione ricevuti dall’isola mediterranea, così vicina al territorio italiano, sono dovuti alla trasparenza burocratica, l’ottima tassazione, la fitta rete di accordi internazionali finalizzati alla chiarezza sulla tassazione, spesso unica e non doppia tra paesi d’appartenenza di chi compie l’investimento e l’isola stessa.

La tassazione d’impresa a Malta è chiara e non soffocante

Proprio sulla doppia tassazione, Malta, non appartenendo alla lista ‘black’ dell’offshore, forse non è uno dei paradisi fiscali più convenienti in assoluto (per quanto le soluzioni rivolte alla costituzione di società a Malta siano ottime) ma proprio per la trasparenza nelle operazioni e gli accordi internazionali, consente di vivere serenamente senza il timore del fisco italiano sul collo in regimi di doppie tassazioni evasi.
Il sistema fiscale maltese prevede il rimborso fiscale ed il metodo del rimborso del credito diretto, un ottimo motivo, scelta oculata da parte degli organi dirigenti statali, per investire nell’isola.
Seguendo le procedure corrette (il web in questo è analiticamente ottima fonte per determinare spunti a riguardo), preventivamente preparando la documentazione necessaria, la costituzione di società a Malta richiede non più di 24 ore, davvero snella pensando alle lungaggini burocratiche italiane.
L’ufficio preposto nel quale presentare la documentazione corretta è il Registro delle Imprese Maltese.

Quanto costa registrare un’impresa a Malta?

Non molto considerando le spese medie dei paesi europei (in questa classifica tra l’altro l’Italia è tristemente protagonista). Il costo per la costituzione di società a Malta è di 245 euro una tantum all’atto della prima registrazione e di cento euro annuali per le imprese costituite grazie ad un capitale sociale anche minimo.
La tassazione sulle imprese straniere a Malta è del 35%, apparentemente alta; eppure, considerando un prelievo fiscale italiano sulle imprese sino al 65% e la possibilità di richiedere un rimborso fiscale durante la distribuzione degli utili societari, proprio per la trasparenza delle attività onshore ed offshore e la sicurezza di non dover mai subire la caccia fiscale italiana, fare impresa a Malta oggi è un’ottima occasione per mercati in piena tendenza con il presente economico.